Il giorno dei morti

Il giorno dei morti

Quando frequentavo le scuole elementari, i giorni compresi fra il 25 ottobre e  il 2 novembre erano particolarmente attesi: infatti, in quella settimana, fin dal mattino presto, dai “catòi” (cucine rustiche in cui si preparavano e si stipavano le conserve per l’inverno) proveniva un delizioso odore di minestra di ceci, cucinata con sedano, cipolla, alloro e pezzi di pomodori freschi (gli ultimi della stagione).

Quella, però, non era una semplice zuppa di legumi destinata ai pasti della propria famiglia: era la “pasta i ru Prigatori”. La traduzione letterale di tale espressione potrebbe corrispondere a: “pasta del Purgatorio”. In sostanza, chi riteneva di dover “aiutare” le anime dei propri cari defunti a oltrepassare la soglia del Purgatorio per arrivare in Paradiso, si impegnava a cucinare questa minestra per tutti: parenti, amici, vicini di casa, conoscenti e anche sconosciuti.

Nel mio rione, la signora Wanda (la madrina di mia madre, le cui figlie erano accanite lettrici di Agatha Christie, ricordate “Il primo giallo della mia vita”?) la preparava ogni anno.

Ricordo ancora il suo enorme “stagnato” (un pentolone di alluminio di più di 80 cm di diametro e altrettanti di altezza), posto su un fornellone da campeggio, che sobbolliva lentamente. Prima che suonasse la campana di mezzogiorno, nella zuppa fumante di ceci venivano aggiunti anche svariati pacchetti da 500 grammi di pasta, formato ditaloni (dalle mie parti chiamati “cannarozzi”). Nel frattempo, grazie a un veloce passaparola, le donne del paese cominciavano ad affluire nel “catòio”, portando ognuna la propria pentola che veniva generosamente riempita dalla signora Wanda.

I “cannarozzi” con ceci venivano poi portati a casa, pronti per essere mangiati dai bambini che tornavano da scuola (allora la campanella suonava per tutti alle 12:30). Di quel cibo non veniva sprecato neppure un cece: sarebbe stato un affronto per le anime di tutti i morti.

Io adoravo quella minestra e il fatto che venisse preparata per i “morti”, per ricordarli e omaggiarli, rendeva il piatto ancora più buono. A quei tempi, per me, il mondo dei defunti rappresentava semplicemente la mancanza di persone care che però non avevo mai conosciuto: come le mie nonne, morte prima della mia nascita. Certo, mi dispiaceva molto che non ci fossero più, ma non vivevo la loro assenza con dolore. Ricordo che era “emotivamente facile” andare al cimitero con mia madre e le mie zie a mettere “in ordine” le loro tombe e a sistemare nei vasi grandi crisantemi gialli, bianchi e color prugna.

Poi, con il trascorrere degli anni, ho cominciato a sperimentare anch’io, “direttamente”, la triste esperienza di perdere persone care, ma ancora non immaginavo il tipo di dolore che avrei provato più avanti, quando la morte ha deciso di irrompere in maniera assolutamente ingiusta e inaspettata nel mio mondo, sconvolgendolo definitivamente.

Quando questo accadde ho sperato inizialmente di non vivere più. Poi ho urlato contro Dio, anche se non ci credevo. Ho cercato risposte ovunque, spaziando dalla Fisica alla Metafisica. Infine, mi sono rialzata, accettando semplicemente che questa è la vita.

Nel frattempo, però, erano passati 10 anni…

Oggi che il giorno dei morti non è più una festa segnata in rosso sul calendario, il 2 di novembre rappresenta per me il momento della riconciliazione, della fine della rabbia che mi ha accompagnata per lungo tempo.

Di quel periodo buio non posso però dimenticare il conforto, seppur momentaneo, che mi procurava la lettura di saggi che trattavano l’argomento “scottante” della vita oltre la morte. E, sebbene i risultati delle ricerche di Raymond Moody, di Elisabeth Kubler-Ross, di Gary Schwartz e di molti altri non mi abbiano sempre convinta, tuttavia mi hanno fatto prendere in considerazione possibilità che prima escludevo con l’arroganza tipica di chi non si è mai trovato a fronteggiare il dolore vero e inaspettato.

Ora vi starete sicuramente chiedendo se la trattazione di questi argomenti, in un blog che parla di gialli e cucina, sia dovuta solo al fatto che ci stiamo avvicinando al giorno dei morti. La risposta è no. Per una sorta di strana coincidenza, il giallo di cui volevo parlarvi, oltre che ambientarsi proprio nei giorni che vanno dal 25 ottobre al 2 novembre di un certo anno, prevede anche la presenza di un personaggio che ha una dote (o una condanna, dipende dal punto di vista) molto particolare: quella di avvertire l’ultimo pensiero, l’ultima sensazione, le ultime parole di persone morte di morte violenta.

Un tempo, un libro giallo che prevedesse elementi del mondo “soprannaturale” non avrebbe riscosso la mia simpatia: come ho già avuto modo di spiegarvi (vedi “About”), la mia predilezione è sempre andata al giallo classico, in cui un investigatore (meglio se investigatrice) scopre l’autore di un delitto, grazie all’analisi e all’interpretazione di indizi raccolti nel mondo “fisico”. Oggi, invece, ho conquistato “un’apertura mentale” che mi porta ad apprezzare anche questo genere di gialli. Fra l’altro, il romanzo in questione è assolutamente “bilanciato”: da una parte, c’è questa particolarità non comune (e quindi poco credibile) che appartiene a uno dei personaggi principali, dall’altra, le vicende che fanno da sfondo al libro sono vere e ricostruite utilizzando la precisione degli storici.

Vi avverto che è un romanzo intriso di tristezza perché l’argomento che fa da sfondo è la condizione di vita dei bambini abbandonati del periodo storico in cui il libro è ambientato . Tuttavia, non mancano le pagine in cui si parla di innamoramenti e di una robusta cucina tradizionale.

La narrazione si apre con tanta pioggia e cieli scuri e cupi. Proprio come la giornata di oggi. E anche nel romanzo sono gli ultimi giorni di ottobre. Nella città c’è molto fermento per la visita del politico più importante dell’epoca. Intanto la Squadra Mobile deve indagare sulla morte di un orfanello, il cui corpicino senza vita è stato ritrovato stranamente “seduto” sulle scale di una delle più importanti chiese della città.

In un primo tempo, la morte del bambino appare accidentale: mosso dalla fame, avrebbe mangiato un’esca per topi avvelenata. Ma ci sono almeno due anomalie che non trovano una spiegazione: la prima (quella più “razionale”), riguarda la posizione del corpicino, sicuramente ricomposto dopo l’orribile morte; la seconda (quella “soprannaturale”), concerne il fatto che il personaggio di cui ho fatto accenno sopra, coinvolto nell’indagine, non riesce ad “avvertire” l’ultimo pensiero o l’ultima sensazione della piccola vittima. Questo  significa che la tragica morte del bambino deve essere avvenuta altrove e che, quindi, non può essere accidentale…

Mi fermo qui, perché devo sforzarmi di scrivere post più brevi.

Nel prossimo articolo i dettagli della storia e soprattutto del personaggio che possiede il dono (o la condanna?) di vedere i morti…

Buona domenica…di pioggia

Angela

3 thoughts on “Il giorno dei morti

  1. Se lo assumo solo la mattina come colazione vabne lo stesso. Ciao se vuoi posso aiutarti. 12 mi piace – Mi piace. Si ma perso neanche un etto. Ciao se vuoi posso aiutarti. 4 mi piace – Mi piace. Ciao se vuoi posso aiutarti. Aiutaci qui in pubblica samillotta grazie di cosa parli ? 13 mi piace – Mi piace. http://infazavr.org/bactefort-in-italia-recensioni-ed-opinioni-degli-utenti-modalita-di-utilizzo.php Mia sorella me l’ha portato dalla Francia un anno fa, allora non c’era nulla di simile in Italia… Sarò onesta con voi: non osavo nemmeno sognare un risultato così! Pensavo tra me e me che fosse una sciocchezza e non volevo iniziare, ma mia sorella mi ha convinta a provarlo. Ho cominciato a prenderlo e di conseguenza ho dovuto cambiare tutto il mio guardaroba, i miei pantaloni erano troppo grandi per me In totale sono riuscita a dimagrire di 13 kg in 2 settimane (da 67 a 54 kg).

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