Una english breakfast con Agatha… e gli altri

Una english breakfast con Agatha… e gli altri

Nel post precedente vi ho salutato con la promessa che non avrei cucinato né il kedegeree né delle scontate uova al bacon. E posso dire di aver mantenuto la parola, aiutata anche dall’abbondanza di ricette per la prima colazione citate nei romanzi di Agatha.

Ma procediamo con ordine. Prima di mettermi ai fornelli, ho tirato fuori da una delle mie scatole chiuse e “dimenticate” in cantina due testi (entrambi del 2005) molto adatti all’occasione. Avrei giurato di averne anche un terzo dello stesso genere, ma forse in un’altra scatola, in un’altra casa, in un’altra città…

Comunque, il primo libro, Crème & châtiments. Recettes délicieuses et criminelles d’Agatha Christie, è stato scritto da Anne Martinetti e François Rivière ed è corredato dalle bellissime foto di Philippe Asset (che, oltre a essere un fotografo, è anche uno stilista culinario); il secondo, Il delitto è servito è di Maurizio Gelatti. Entrambi si occupano della cucina inglese ai tempi di Agatha e hanno il merito di contribuire a sfatare quel luogo comune che liquida le pietanze britanniche come le più sciatte e le meno apprezzate al mondo.

Io non ho mai condiviso l’affermazione che per mangiare bene in Inghilterra si dovesse fare colazione tre volte; né ho mai creduto ai miei colleghi dei tempi del dottorato che sostenevano di essersi nutriti di latte e shortbread (biscotti al burro e vaniglia) per tutta la durata delle loro borse di studio in qualche università inglese. In realtà, dalle mie letture ho sempre avuto tutt’altra impressione: basti pensare ai roast-beef, ai pudding, ai muffin che sono fra i piatti più conosciuti e graditi al mondo. Inoltre, ho sempre pensato che la cucina britannica, differenziandosi in maniera netta sia dalla tradizione francese sia da quella italiana, ha saputo trovare una sua via caratterizzata dall’“inclusività”, dalla “contaminazione”, riuscendo da sempre ad abbracciare e a far propri anche sapori di altre parti del mondo. E, pensando alle ricette citate da Agatha, esse sembrano anticipare il multiculturalismo a tavola; sembrano precorrere l’idea di integrazione attraverso il cibo, oggi tanto di moda.

Le ricette multietniche della regina del giallo derivano indubbiamente anche dalla sua passione per i viaggi che, insieme a quella per la scrittura, l’accompagnò per tutta la vita.

Mathew Prichard, nipote della scrittrice, nel libro Agatha Christie. Il giro del mondo (Oscar Mondadori), racconta che nel 1922 sua nonna (che allora era una giovane donna di 32 anni) fece il giro dell’Impero (Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Hawaii e Canada) insieme al primo marito, Archibald Christie, consulente finanziario di un certo maggiore Belcher, incaricato di trovare gli appoggi necessari e i capitali nelle varie colonie per organizzare la grande Esposizione Commerciale dell’Impero britannico. E, quando, più in là nel tempo, sposò l’archeologo Max Mallowan, la giallista inglese andò più volte in Medio Oriente, Nordafrica, Sri Lanka, America e Indie occidentali. Quindi, nessuna sorpresa se nei suoi gialli troviamo qualche personaggio che si serve di riso al curry (o kedegeree) a colazione, oppure, se lei stessa nella sua autobiografia, cita ricette come brioche di agnello speziato, fricassea all’iraniana, tacchino all’irachena, insalata di Honolulu…

Ma torniamo a noi.

Nel post precedente vi ho anticipato che mi sembrava troppo scontato proporre la classica english breakfast a base di uova e bacon. Allora ho pensato a una colazione (sempre rigorosamente british) che potesse rispecchiare i miei gusti e quelli dei miei primi ospiti. Così ho mescolato l’esotico (o il multietnico) alla tradizione e ai sapori forti; e ho finito in dolcezza e semplicità…

Ecco il menù e gli ospiti.

Omelette al curry (ovvero l’esotico) per Angela (cioè io).

Rognoni al bacon (sapori forti e tradizionali) per Francesco (mio marito).

Muffin inglesi con marmellata di arance (quindi, dolcezza e semplicità) per Eli e Ale (i miei bambini).

L’omelette al curry (tratta dal libro Crème & châtiments. Recettes délicieuses et criminelles d’Agatha Christie di Martinetti e Rivière, Éditions J.-C. Lattès, Paris, 2005) mi somiglia: semplice solo in apparenza… Già, perché se vorrete realizzarla, dovrete preparare con almeno 2 settimane di anticipo un chutney di mango (io ho utilizzato una ricetta di Camilla Monteduro che mi ero trascritta ai tempi in cui lei conduceva un programma in tv) e poi cercare per tutti banchi dei vari mercatini ortofrutticoli della vostra zona delle foglioline di coriandolo fresco per decorare…

I rognoni al bacon (ricetta anch’essa presa dal libro di Martinetti e Rivière) potrebbero far storcere il naso a molti, ma non al mio legittimo consorte che ha fatto dei sapori (/emozioni) forti la sua filosofia di vita. È sempre alla ricerca di cibi strong, ipercalorici e supersaporiti (non è certo un caso se adora Giorgione –alias Giorgio Barchiesi- e chef Rubio). Se potesse decidere lui, dalla nostra terra d’origine arriverebbero solo pacchi contenenti sarde salate e conservate nel peperoncino; salsicce di fegato di maiale all’aglio; pecorino stagionato e cipolle rosse…

Comunque, tranquilli, la ricetta dei rognoni al bacon di Agatha è sì tradizionale (e quindi adatta a chi ama i sapori decisi), ma presenta anche molte note raffinate, come lo scalogno (al posto della cipolla), la sfumatura fatta con il vino Madeira e i funghetti champignon.

Dulcis in fundo, i muffin… Ho bisogno di fare una piccola premessa sui muffin inglesi. Quando pensiamo ai muffin, la prima  immagine che ci viene in mente è quella di simpatici dolcetti paffuti e morbidi, a forma di cupola, serviti in pirottini colorati. In realtà, quelli tipicamente inglesi sono panini al latte semidolci, schiacciati e cotti in padella o su una piastra. Nella loro preparazione non viene usato il lievito chimico, ma quello di birra, pertanto necessitano di un certo tempo di lievitazione prima della cottura. Nella vecchia Inghilterra si mangiavano aperti a metà e farciti con uova strapazzate e bacon croccante a colazione; oppure con burro e marmellata, durante l’ora del tè. Sono una “ragazza” fuori moda, nostalgica delle trine e dei vecchi merletti e quindi i muffin che ho preparato per i miei bambini sono le classiche pagnottelle inglesi con lievito di birra, cotte sulla piastra e farcite con burro e marmellata di arance (avrei voluto preparare la Marmalade, quella fatta con le arance amare di Siviglia, ma purtroppo non sono riuscita a trovare questi agrumi). La ricetta dei muffin inglesi l’ho scovata tempo fa su un blog di cucina (di cui però non ricordo più il nome), mentre quella della marmellata di arance fa parte delle mie trascrizioni del programma “Le conserve di Camilla”.

Le bevande che accompagnano una prima colazione all’inglese non possono non contemplare la presenza di una tazza di tè, e non parlo di quello comprato in bustine da infusione al supermarket… penso a un Darjeeling Margaret’s Hope, un tè molto aromatico, con note di sottobosco, rotondo e morbido. Ottimo per la colazione all’inglese e per i cibi come il salmone, le uova e il formaggio.

Non mi sto spacciando per un’esperta di tè (anzi, sottolineo che conosco pochissimo di questa bevanda antica e preziosa), sto semplicemente usando le parole che l’elegante Csaba dalla Zorza utilizza per descrivere questa varietà di tè a pag. 59 del suo Tea Time, un libro interamente dedicato ai riti che circondano questa bevanda (dall’english tea al tè all’italiana; dal thè du mariage all’oriental tea; fino al thè di Natale) e corredato anche da bellissime ricette.

Anche il caffè è presente nella mia colazione e non solo perché siamo italiani, ma anche perché la stessa Agatha lo preferiva al tè. E poi, non può mancare una spremuta di arance fresche, soprattutto per i bambini.

Concludo il post, cercando di essere sincera fino in fondo: questa colazione e questa tavola sono da proporre in una di quelle domeniche veramente speciali, in cui magari è previsto un pranzo leggero. I motivi sono vari: i tempi e i modi di preparazione delle pietanze (alcune da pianificare con largo anticipo), la consistenza calorica di alcuni degli alimenti proposti, il reperimento e il costo degli ingredienti e della mise en place… Ma vale la pena provarci, e, almeno una volta, sentirsi come sir Henry Clithering davanti a un piatto di rognoni al bacon (Miss Marple e i tredici problemi, Oscar Mondadori 1989) oppure come Jane Marple al Bertram Hotel, quando osserva fiduciosa una pagnottella rotonda (il muffin inglese) e dall’aspetto delizioso che di lì a breve avrebbe riempito di burro e marmellata di arance (Miss Marple al Bertram Hotel, Mondadori 2003).

Belle cose,

Angela

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